ah si dimenticavo sono anche amici di Rumiz. Posto qualche pezzo del loro diario. I pezzi vengono mandati per posta 1 volta a settimana e pubblicati al venerdi su un settimanale di udine. incredibile...
Benzina per i cavalli
E' ovvio per tutti noi che non potremmo effettuare un lungo viaggio in auto senza fare regolarmente il pieno di benzina, molto meno ovvio è invece il fatto che i cavalli, sottoposti a un lungo sforzo, hanno bisogno di una alimentazione adeguata e ricca di calorie. Avendo ormai perso il contatto con animali di grossa taglia come mucche e cavalli, la maggior parte delle persone che incontriamo stenta a capire che la nostra esigenza primaria è trovare non solo erba buona - non tutto il verde è uguale - ma anche i cereali adatti, in primis l' avena ma anche l' orzo o il mais. I nostri cavalli mangiano ciascuno 7-8 kg di cereali al giorno, suddivisi in 3 pasti, il che significa che dobbiamo cercare di procurarci ogni sera sul posto questa quantita, potendo portare con noi solo una minima scorta. In Slovacchia, dove non ci sono piccoli contadini e i maneggi sono pochi, l'avena è merce rara. I negozi di mangimi esistono solo nelle città e vendono graziosi pacchetti sigillati da 4 kg. Qualche volta abbiamo dovuto comperare orzo per alimentazione umana, lasciando strabiliate le commesse delle locali Coop che ci vedevano comparire alle casse con una ventina di pacchettini da mezzo kg. E così che abbiamo inventato lo slogan 'Benzina per i cavalli' che suscitava dapprima una risata ma poi quasi infallibilmente sortiva l' effetto desiderato: i nostri interlocutori capivano e si davano da fare per aiutarci a trovare l' agognato cereale. Analogo problema si verifica anche con l' acqua, non sempre facile da trovare lungo il percorso: un cavallo beve circa 40 litri di acqua al giorno, in condizioni normali, e bisogna abbeverarlo più volte. Uno dei pezzi più importanti della nostra attrezzatura è un secchio pieghevole di plastica, dal minimo ingombro, da cui i nostri cavalli bevono volentieri e che ci consente di attingere acqua quasi ovunque, da pompe rubinetti o pozzi inaccessibili ai cavalli. Spesso ci capita di vedere persone volonterose ma del tutto inesperte avvicinarsi con ciotole da canarino oppure con secchiellini giocattolo in cui i nostri due bestioni -5 quintali l' uno- non riescono a infilare neppure il naso. I nostri sforzi continui sono stati pero' ben ricompensati: Tarim il giovanotto inesperto mangia tutto di gusto ed è in forma perfetta, mentre Terek il veterano dopo 45 giorni di viaggio ha addirittura messo su qualche kilo.
La strada segreta di Lenka
Lasciati gli argini del fiume Vah, il nostro itinerario si svolge costantemente verso nordest lungo strade di campo e sentieri trovati sulle eccellenti carte topografiche slovacche al 50.000.Cerchiamo di evitare il più possibile le strade asfaltate, in genere strette e piene di traffico, ma talvolta non ci sono alternative. E quanto ci succede ahimè la sera dell' otto agosto, quando ci troviamo a percorrere circa 10 km di una statale che scende verso Zilina, una delle maggiori città del nord. La strada è chiusa tra il fiume e la ferrovia ed è percorsa da un ininterrotto e frenetico flusso di veicoli. A un tratto scorgiamo un campeggio con all'interno un piccolissimo maneggio, quanto basta per fermarci immediatamente a chiedere ospitalità \del resto gli spaziosi e poco fiscali camping slovacchi accettano i viaggiatori a cavallo se si accampano un po' in disparte\.Il maneggio viene gestito in estate da Lenka, una graziosa ragazza con le trecce, che studia scienza della comunicazione a Nitra e per nostra fortuna parla inglese. Raramente quello che stiamo facendo suscita l' interesse dei giovani, ma Lenka è speciale: non solo ci mette a disposizione tutta la sua scorta di avena, ma si offre di accompagnarci a cavallo l' indomani oltre le colline, fuori dall' imbuto in cui ci siamo cacciati. Lenka cavalca senza sella di fronte a noi: in fondo al campeggio un sentierino passa sotto una parete rocciosa, poi scompare in un campo di alte erbe. Al di là del fiume, sulla strada, le auto sciamano una dietro l altra. Noi avanziamo, quasi invisibili: guadiamo il fiume, attraversiamo la strada, ci infiliamo dietro alcune case, passiamo la ferrovia. Andiamo ora ai piedi della collina, sul bordo di uno sterminato campo di erba medica, poi scendiamo in una valletta ombrosa, la percorriamo tutta e arriviamo su un altro campo. Continuiamo così su e giù per circa un ora finchè scolliniamo definitivamente e all' improvviso dinanzi a noi si ergono i monti Tatra. Siamo in un altra valle, su una strada tranquilla ormai lontana da Zilina.
Nel Kolchoz
Anche se non si parla più né di comunismo né di socialismo, la Bielorussia con il suo leader Lukashenko è l'unico stato dell'ex Urss a non aver permesso una privatizzazione selvaggia. In modo particolare l'agricoltura e l'allevamento sono gestiti dalle cooperative agricole chiamate ancora kolchoz. Un kolchoz può essere molto grande e ricco e raggruppare il territorio di diversi comuni oppure può essere molto piccolo, formato da un paese con poche centinaia di persone. Noi ne abbiamo visti di grandi e di piccoli, di belli e di brutti, di ricchi e di poveri (su ammissione degli stessi presidenti). Ci è sembrato che allontanandoci dai centri principali come Brest o Minsk effettivamente si torni un po' indietro nel tempo e che i kolchoz più piccoli siano quelli più in difficoltà.Dei vari kolchoz ci piace ricordare quello di Reviatici, un grosso paese tra Brest e Ivacevizi, dove siamo stati ospiti anche 10 anni fa e molte persone ci hanno riconosciuto. Dopo i tre brindisi rituali (all'incontro, all'amicizia e all'amore), il presidente ci ha portato a visitare il piccolo, ma curatissimo museo del kolchoz, dove oltre a foto e documenti dell'ultimo secolo sono conservati anche gli stendardi di velluto rosso riccamente decorati e ricamati con l'effige di Lenin. "Fotografate, fotografate - ci hanno raccomandato, mostrandoci questi cimeli, e ripetendoci - questa è la nostra storia". Dopodiché hanno aperto uno stipetto segreto con diversi tipi di vodka speciale e ci hanno costretto ad assaggiarli tutti, intercalandoli con pane e "salo", il famoso lardo bielorusso.
Due cavalli in mezzo ai tori
Sono molto cambiate le cose invece per Alexandar Nicolayevic Grigorovic, che all'epoca del nostro primo viaggio era solo il capo zootecnico dell'allevamento statale di tori di Nesviz, mentre ora ne è il direttore. Da 40 il numero degli imponenti animali è salito a 100 e l'intero complesso si è molto ingrandito e abbellito, con una grande cura anche per i dettagli estetici. Da lui ci siamo fermati due giorni, ospiti nella foresteria della sua azienda e abbiamo ferrato per la seconda volta Terek e Tarim (dopo 2.000 chilometri di viaggio).
Strade larghe
Il paesaggio bielorusso è fatto di immensi campi, curati e ben coltivati (solitamente a cereali), e di immense foreste di conifere e di betulle. Le strade sono larghe, drittissime, con un'ampia fascia laterale in terra battuta, dove passano i tanti carretti a trazione equina usati per i piccoli trasporti. Solo le strade principali sono asfaltate, le altre sono di terra o di sabbia, ideali per noi che possiamo procedere in modo veloce sul terreno morbido. Allontanandoci dalla città, il traffico è pressoché nullo: qualche camion, qualche trattore, qualche rara bicicletta.Oltre ai mezzi moderni di ogni tipo, ci sono anche mezzi senza tempo, motociclette con il sidecar, che sembrano uscite da qualche vecchio film, camion-cisterna per il latte, azzurri con la scritta "latte" (moloko) in giallo, e soprattutto i camioncini per il "pane" (chlieb), testimoni di un tempo in cui l'abbondanza di questi due alimenti essenziali era ancora simbolo di benessere.
Slobadà, Bielorussia
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